Mausoleo di Lucio Sempronio Atratino

Gaeta - LT

Nel cuore del quartiere Porto Salvo di Gaeta si erge uno dei più imponenti mausolei funerari dell’Italia romana: il sepolcro di Lucio Sempronio Atratino, console suffetto nel 34 a.C., membro della gens Sempronia e comandante navale al servizio di Marco Antonio.
Il monumento è situato sul colle Atratino, un rilievo calcareo che domina la costa tra Formia e Gaeta. Questa posizione strategica era parte di una zona residenziale privilegiata durante l’età tardo-repubblicana. Il toponimo ‘Tratina’ è ricordato nei documenti medievali e compare nella cartografia borbonica del 1874.
La tomba presenta una pianta circolare con un diametro di circa 39,60 metri per l’anello di fondazione e un tamburo cilindrico che originariamente raggiungeva un’altezza di oltre 13 metri. La struttura è realizzata in calcestruzzo romano (opus caementicium), con un rivestimento esterno in opera quadrata di blocchi calcarei, oggi in gran parte perduto a causa di spoliazioni avvenute nel corso dei secoli.

L’interno del mausoleo è caratterizzato da un’innovativa articolazione planimetrica: tre camere sepolcrali rettangolari disposte a croce, ciascuna dotata di nicchie a pianta rettangolare sui lati, probabilmente destinate a contenere urne cinerarie; un corridoio anulare con volta a botte, che circonda le camere sepolcrali, originariamente intonacato; un sistema di intercapedini d’aria lungo le pareti perimetrali, progettato per isolare termicamente gli ambienti e proteggerli dall’umidità; bocche di lupo e finestre a lunetta situate in corrispondenza degli accessi alle camere sepolcrali che garantivano l’illuminazione degli ambienti interni; una cisterna ellittica con una capacità stimata di oltre 180 metri cubi, utilizzata per la raccolta e conservazione dell’acqua piovana, che suggerisce la presenza di un complesso residenziale nelle vicinanze. Le volte a botte delle camere, realizzate in conglomerato cementizio alleggerito con inerti di tufo giallo, raggiungono un’altezza massima di 8 metri. Nonostante l’inusuale assenza di archi di scarico al di sopra delle nicchie, queste strutture hanno mantenuto la loro integrità grazie all’elevata qualità delle malte e dei materiali e al ricorso a tecniche edilizie avanzate.

Diversi elementi decorativi del mausoleo sono stati reimpiegati nella costruzione del campanile della cattedrale di Gaeta nel XII secolo; a questi si aggiungono dei rinvenimenti sparsi nel centro storico, in parte conservati nel mausoleo di Lucio Munazio Planco, riadattato a museo nel 1970.
Si conservano un blocco con iscrizione LATRA, interpretato come L(ucius) ATRA(tinus), murato nel campanile della cattedrale; blocchi di rivestimento a bugnato liscio; frammenti di architrave; elementi di fregio dorico con triglifi e metope. Tra i motivi iconografici delle metope spiccano le rappresentazioni di aplustria, ornamenti navali che alludono al ruolo di Atratino come praefectus classis (comandante della flotta) al servizio di Marco Antonio, e simboli religiosi legati alla sua lunga carriera da augure.
Nel corso dei secoli, il mausoleo ha subito vari riutilizzi e trasformazioni: nel 1815, fu utilizzato come fortificazione militare, subendo danni a causa di esplosioni accidentali; durante l’assedio piemontese del 1861, ospitò una batteria di artiglieria nota come “batteria Atratina”; successivamente, fu adibito a ricovero per animali.
Nel 1966, lo Stato italiano ha acquisito l’area per tutelarne il valore archeologico. Tra gli anni ’80 e ’90 del Novecento, sono stati effettuati i primi interventi di consolidamento strutturale. Più recentemente, grazie a un finanziamento del Ministero della Cultura, sono stati avviati i lavori di restauro conservativo e adeguamento funzionale finalizzati alla pubblica fruizione.

Le indagini archeologiche e strutturali attualmente in corso hanno portato alla luce nuovi elementi interpretativi, che potrebbero consentire di ricostruire l’aspetto originario del sepolcro, come la probabile presenza di un tumulo sommitale sopra l’anello anulare e l’esistenza di un pilastro verosimilmente destinato a sostenere una statua onoraria del defunto.

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