Atelier Manzù: Comunicato

L’Atelier di Giacomo Manzoni, detto Manzù, (Bergamo, 1908 – Ardea, 1991), situato ad Aprilia, è in fase di sottoposizione a vincolo, quale bene culturale di interesse storico-artistico, ai sensi dell’art. 10 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D. Lgs. 42/2004), su proposta della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province di Frosinone e Latina, con provvedimento del Ministero della Cultura.

Il provvedimento tutela uno spazio di straordinaria rilevanza, legato all’attività creativa di uno dei maggiori scultori del Novecento italiano. L’Atelier rappresenta non solo il luogo di produzione artistica di Manzù, ma anche una preziosa testimonianza materiale del suo percorso umano e professionale, nonché del contesto storico e culturale in cui ha operato.

All’interno dell’atelier sono custoditi strumenti di lavoro, libri, bozzetti di alcune opere, fotografie, oggetti, conservati nel loro contesto originario.

Lo scultore negli anni’60 si trasferì nella località Campo del Fico, frazione del comune di Aprilia, in provincia di Latina, ma prossima ad Ardea, dove stabilì la propria dimora e l’atelier. La casa, sita nel territorio di Ardea (RM), è stata acquisita dallo Stato ed è attualmente un Museo gestito dalla Direzione Musei Nazionali di Roma. Questi luoghi, immersi in un paesaggio ancora incontaminato, la luce intensa, la presenza del mare, hanno contribuito a definire il linguaggio plastico di Manzù. Inoltre, lo scultore sviluppa la propria ricerca sulle tecniche di lavorazione dei metalli in singolare continuità con l’antica tradizione artigianale di Campo del Fico, il cui insediamento dell’età del bronzo ha restituito la presenza di una produzione metallurgica locale.

La ricerca artistica di Giacomo Manzù si orienta verso una profonda riflessione sulla dimensione umana e spirituale con una costante attenzione ai temi dell’impegno civile, con un linguaggio essenziale e incisivo. Tra i suoi ambiti di lavoro più significativi, si ricordano la scultura sacra, i cicli dedicati ai Cardinali, le figure femminili, i ritratti e le opere monumentali di carattere pubblico.

Di particolare rilievo è il suo contributo all’arte sacra contemporanea, culminato nella realizzazione de “La Porta della Morte” per la Basilica di San Pietro in Vaticano (1964).

Attraverso l’apposizione del vincolo, la Soprintendenza intende garantire la conservazione, la tutela e la valorizzazione dell’Atelier, come bene di interesse pubblico e patrimonio condiviso.

Il riconoscimento conferma l’impegno della Soprintendenza nella salvaguardia dei luoghi della memoria artistica e nella protezione dei beni che contribuiscono in modo significativo all’identità culturale del territorio.