Terme di Supino

Supino - FR

Scavi condotti nel 1964 dalla Soprintendenza in località “La Cona del Popolo”, a valle del centro storico di Supino, hanno riportato in luce i resti di un impianto termale a carattere privato di epoca imperiale. Il balneum è verosimilmente pertinente ad una villa, non ancora indagata in estensione, posta in prossimità dell’asse viario antico ricalcato dall’attuale via Morolense. Il complesso termale si articola in sette ambienti nei quali sono riconoscibili spogliatoi (apodyteria), sale per i bagni in acqua fredda (frigidarium) e tiepida (tepidarium), un vano per i bagni di sudore con aria calda secca (laconicum) e una sala per i bagni caldi (caldarium), intorno alla quale si sviluppa un criptoportico. La planimetria piuttosto articolata, con sale contigue e percorso retrogrado, e la distribuzione degli ambienti (centrata sul frigidarium) trova confronti con analoghi edifici termali di età imperiale, soprattutto ostiensi, datati tra fine I e metà del II secolo d.C. L’analisi tecnico-stilistica delle strutture murarie (in opera mista) e dei rivestimenti pavimentali indica che la creazione dell’intero complesso termale avvenuta in un’unica fase, inquadrabile nell’età adrianea.

Di particolare interesse sono i due pavimenti musivi a tessere bianche e nere con scene marine ancora ben conservati all’interno del frigidarium e del calidarium. Nel mosaico del frigidarium al centro della composizione è raffigurato Nettuno, stante, avvolto in un ampio panneggio che si rigonfia sulla testa, insieme a quattro ippocampi. Il dio, nudo e barbato impugna un tridente nella mano sinistra, mentre la destra è rivolta in direzione delle teste dei cavalli marini, in moto verso sinistra e caratterizzati da lunghe code pisciformi. Nel calidarium si trova invece una composizione centrata su un Tritone intento a soffiare in una conchiglia; tutt’intorno si dispongono, secondo uno schema circolare, altri personaggi del thiasos marino: due Nereidi nuotanti, un toro ed un capro contrapposti con code pisciformi; completano la scena tre delfini, due conchiglie e una medusa. I due apodyteria presentano invece resti di pavimentazioni realizzate con lastrine marmoree e litiche policrome (opus sectile), caratterizzate da semplici schemi geometrici.

Informazioni aggiuntive

Accesso su prenotazione, in occasione di visite di carattere straordinario (es. Giornate Europee del Patrimonio).

Per info rivolgersi alla Soprintendenza
mail: sabap-lazio@cultura.gov.it